martedì 26 novembre 2013


Preve, indimenticabile filosofo

Costanzo Preve
 Costanzo Preve

Il 23 novembre è morto Costanzo Preve, filosofo. Il nome non dirà molto ai più, perché la filosofia non è più considerata una disciplina necessaria e lui ha pagato decenni di ostracismo e silenziamento da parte di accademie e chiese politico-mediatiche. Non gli hanno mai perdonato di essere un eretico, uno che preferiva il paradosso al luogo comune, uno spirito libero capace di abbandonare il proprio ex campo (comunista) per restare un interprete originale e attuale di Hegel e di Marx. Era un pensatore nel più puro significato della parola. Voglio ricordarlo con un estratto di un suo libro che chiarisce la sua polemica contro “l’antifascismo in assenza di fascismo” (speculare all’anticomunismo in assenza di comunismo). Addio, professore. a.m.

La resistenza 1941-1945 fu un fenomeno europeo, e fu un fenomeno storicamente più che legittimo, perché se qualcuno ti invade, non importa con quale motivazione (esempio Afghanistan 2001, Iraq 2003) e ti invade con l’esercito, ti affama con la marina e ti bombarda con l’aviazione, il sacrosanto diritto internazionale dei popoli giustifica pienamente la resistenza. La ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente dai Tedeschi e dagli Italiani (Francia, Norvegia, Belgio, Olanda, Albania, Grecia, Jugoslavia, Polonia, URSS e mi scuso se ho dimenticato qualcuno) è esattamente la stessa ragione per cui io legittimo integralmente la resistenza armata dei popoli invasi militarmente oggi dagli americani e dai loro fantocci NATO (Afghanistan, Iraq ecc.). Il fatto che l’estrema “destra” (non parlo di quella addomesticata e parlamentare) sia favorevole alla seconda e contraria alla prima, mentre la “sinistra” (intendo quella parlamentare-sarcastica do D’Alema e quella parlamentare-buonista di Veltroni) sia favorevole retroattivamente alla prima e contraria alla seconda riguarda non me, che non appartengo né all’una né all’altra tribù e me ne tengo lontano come i gatti dall’acqua, ma riguarda esclusivamente le due tribù sopraindicate.
L’Italia è una cosa diversa. L’Italia non era stata invasa e umiliata (come la Norvegia, la Grecia, l’Albania, la Jugoslavia ecc.). L’Italia fascista aveva invaso e umiliato. A partire però dalla fine del 1942 e dall’inizio del 1943 cominciarono i bombardamenti, e si fece strada l’idea che Mussolini avesse fatto un azzardo imprevidente ed avesse scelto non tanto l’alleato più “cattivo”, quanto l’alleato sbagliato, cioè il futuro “perdente”. A questo punto l’adesione passiva del 90% al regime fascista diventò l’adesione attiva ad esso del 20% (non sono uno storico, e sono costretto a fare queste valutazioni “ad occhio”). Ancora alla fine del 1942 Giorgio Bocca tuonavo contro il complotto giudaico-massonico, mentre alla fine del 1943 era già partigiano sulle montagne di Cuneo. Solo un romanziere di fantapolitica potrebbe immaginare cosa sarebbe successo se Mussolini avesse firmato un trattato di pace da vincitore nel novembre 1940, con le sue poche “migliaia di morti” da gettare sul tavolo della pace. La resistenza italiana, quindi, è prima di tutto frutto dei bombardamenti e della sconfitta, e questo è un fatto che non ha nulla a che vedere con la valutazione delle motivazioni morali e politiche sia dei resistenti sia di coloro che si schierarono dalla parte dei “perdenti”.
Salandra e Sonnino avevano fatto un azzardo golpista ed extraparlamentare nel 1915, e gli era andata bene, perché si erano messi con i vincitori. Mussolini aveva fatto un azzardo analogo, che non era golpista ed extraparlamentare, perché il parlamento lo aveva già sciolto fra il 1925 e il 1926, e pagò questo azzardo con Piazzale Loreto. Per quanto mi riguarda, la storia della seconda guerra mondiale in Italia si riduce a questo. Ficcarci dentro la libertà e il totalitarismo, l’umanità e la disumanità, la civiltà e la barbarie, la destra e la sinistra, il marxismo e il liberalismo ecc. ecc. è cosa che sinceramente non mi interessa. Perché tenersi il Kenia è libertà e tenersi l’Etiopia è totalitarismo? Perché tenersi il Vietnam e l’Algeria è libertà e tenersi la Libia e l’Eritrea è totalitarismo? Perché Auschwitz non si può fare ed invece Hiroshima si può fare?
È questa una catena dei perché (l’espressione è di Franco Fortini) che il Politicamente Corretto dell’ultimo mezzo secolo ha sistematicamente non solo rimosso, ma addirittura reso illegittimo. E questo non è un caso, perché il contenzioso ideologico-simbolico della seconda guerra mondiale è servito anche per la terza, così come si può mangiare, riscaldandola, la minestra avanzata della sera prima. Ripetiamolo, perché non ci siano equivoci. Chi scrive ritiene integralmente legittima la resistenza antifascista europea, ivi compresa quella italiana, così come ritiene sincere le motivazioni soggettive di coloro che scelsero il campo dei perdenti. E tuttavia ritiene chiuso questo episodio storico, e non chiuso in parte, ma chiuso del tutto. Oggi, e ripeto, oggi, mi interessa il modo in cui la gente si posiziona idealmente in  questa quarta guerra mondiale in corso. [...]
C’è in realtà una cosa, una cosa sola, che personalmente non perdono a Benito. Il fatto che abbia messo in divisa gli Italiani facendoli sfilare non mi fa né caldo né freddo, dal momento che gli Italiani sono stati d’accordo in maggioranza a farsi trattare in questo modo. È sempre possibile emigrare, e quando non è possibile per ragioni di famiglia, lavoro, salute ecc, è sempre possibile ripiegare in uno stato di esilio interno della coscienza, come è il mio caso soprattutto dopo il 1999 e la guerra assassina contro la Jugoslavia. In fondo, il mio rapporto con i miserabili faccioni dei politici televisivi non è poi molto diverso dal rapporto che gli antifascisti avevano negli anni Trenta con i cinegiornali, anche se ammetto apertamente che la libertà di espressone fa la differenza fra Prodi, Berlusconi e D’Alema, da un lato, e Starace, Baldo e Bottai dall’altro in favore dei primi. I primi peraltro mandano truppe a massacrare per conto terzi (USA in particolare) gli Jugoslavi, gli Afghani e gli Iracheni, mentre i secondi mandavano truppe per massacrare Libici, Etiopici, Greci e Jugoslavi. Ed è proprio questo che non sopporto nel fascismo. Non mi si dica che a quei tempi c’era il colonialismo, lo facevano tutti ecc. Per quanto mi riguarda, mille provvedimenti “sociali” non valgono un solo nobile resistente libico ed etiopico che si batte pro aris et focis. Visto che l’antifascismo mi costringe a posizionarmi simbolicamente in un passato integralmente trascorso, allora mi posiziono interamente per Omar al Mukhtar e per gli Etiopi in rivolta. È questo, e praticamente solo questo, che non perdono a Mussolini: l’aggressione ai popoli da colonizzare ed ai vicini che non ci minacciavano né direttamente né indirettamente.
Ed è allora proprio per questo che posso oggi schierarmi in un certo modo nell’attuale guerra mondiale in corso. Coloro che hanno costruito il loro “antifascismo” sulla semplice ideologia occidentalistica cosiddetta “antitotalitaria” oppure sul “ridicolo” dei cinegiornali del dittatore in divisa militare hanno potuto riciclarsi facilmente oggi nel nuovo antifascismo imperiale (il fascista Milosevic, il fascista Saddam, il fascista Ahmadinejad, i fascisti talebani ecc.). Ma chi scrive ha costruito il suo antifascismo su basi prevalentemente anticolonialistiche ed antimperialiste. Ciò che non andava nel fascismo non erano tanto i Littoriali, brodo di coltura della posteriore intellettualità togliattiana (Ingrao ecc.), quanto i gas asfissianti sui patrioti etiopici e le invasioni dei piccoli popoli vicini, fra cui l’invasione della Grecia ha un posto rilevante per mascalzonaggine imperdonabile.
Oggi non abbiamo più dei Mussolini, ma dei mussolinetti servili alla Sofri, e ritengo che su un argomento del genere abbia già detto anche troppo, e si possa passare ad altro.

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