lunedì 16 dicembre 2013

In morte di Costanzo Preve.



ARMANDO ERMINI

(14 aprile 1943 — 23 novembre 2013).
Dopo Pietro Barcellona è scomparso Costanzo Preve, un altro dei rari eretici di sinistra. Rari perché pensanti e indisponibili ad appiattirsi sui desolanti luoghi comuni che infestano quell’area politica che, nell’ansia di essere l’autentica interprete della modernità, ha finito per far propri schemi di pensiero e concetti interamente funzionali, perché da esso sgorgati in piena coerenza logica, all’antico nemico di un tempo, il Capitale. Costanzo Preve, grande estimatore di Hegel, si definiva comunista comunitarista, e credo che proprio la riscoperta da sinistra del concetto di comunità, abbandonato da tempo perché n odore di oscurantismo reazionario, sia stato un suo grande merito. Non è questa la sede per analizzare, anche criticamente per certi aspetti, il suo pensiero. Credo che Il Covile avrà modo e tempo di farlo in un prossimo futuro. In questa sede mi limito a sottolineare una cosa che lo accomunava fortemente a Barcellona. Atei e marxisti, avevano però entrambi compreso che la distruzione scientificamente attuata di ogni struttura sociale e culturale tradizionale e di ogni idea di trascendenza, non era affatto il presupposto necessario, come invece pensava Karl Marx, per l’avvento di una società di uomini liberi. Al contrario, erano proprio quei variopinti legami personali, così definiti da Marx nei Grundrisse, e quelle sovrastrutture culturali e religiose atte a mascherare l’essenza dei rapporti umani la cui distruzione era da lui ascritta a merito oggettivo della borghesia, a contenere, sia pure depurati e corretti da alcuni aspetti tendenzialmente totalizzanti, le potenzialità di una società nella quale la libertà dell’individuo non degradi rapidamente in individualismo egotico. Individualismo a cui, sul lato pubblico, corrisponde necessariamente e logicamente lo Stato leviatano, impersonale macchina burocratica e totalitaria (oltre la foglia di fico di procedure formalmente democratiche) che, pretendendo di sostituirsi alle forme spontanee di aggregazione dei cittadini ed alle loro iniziative, finisce per soffocare la società civile. Come una cura sbagliata o eccessiva finisce per uccidere il paziente, così il risultato di tale distruzione e il degrado dei rapporti umani e la loro mercificazione totale dissimulata da parole altisonanti come i “diritti umani” etc. Per questo, tanto per Preve quanto per Barcellona, il Sacro e l’atteggiamento religioso, e quindi anche la loro espressione per cosi dire istituzionale, ossia la Chiesa (o le Chiese), non sono nemici del popolo e della sua libertà ma possono al contrario esserne preziosi alleati. Tanto è bastato ai progressisti politically correct dominanti nelle strutture culturali, a decretare una pluridecennale conventio ad excludendum per il filosofo torinese, con ciò dimostrando la subalternità del loro pensiero.


il Covile