venerdì 20 dicembre 2013

Addio Costanzo!
                                                       
 
 
 Carlo Felici

Premetto che questo non vuole essere un necrologio, ma solo il ricordo di una persona a me cara che avevo sentito varie volte per telefono, in particolare, durante la sua malattia.
Costanzo, è bene specificarlo subito, era un compagno e come tale andrà ricordato, sia che si condividano le sue riflessioni filosofiche sia che non le si apprezzino.
Era stato tacciato da certa sinistra, teoricamente radicale ma concretamente molto satellitare, di rossobrunismo, una non ben chiara definizione di qualcosa o qualcuno che non sta né a destra e nemmeno a sinistra, pur stando da entrambe le parti, almeno nella fantasia sconfinatamente discriminatoria e demonizzante di certuni.

Costanzo invece era semplicemente un “compagno sveglio”, formatosi in maniera filosoficamente impeccabile e da ricordarsi in particolare per i suoi 35 anni dedicati alla paideia filosofica, di conseguenza, oggi, con lui, muore uno degli ultimi uomini liberi, fino a che questo termine potrà avere significato, specialmente quando non ci si piega al pensiero unico globalmente dominante, che è quello sempre più servile a cui gli intellettuali, specialmente accademici, si sono prostituiti. Non cercava glorie Costanzo Preve, anche se, dopo avere scritto quello che, secondo il mio modesto parere, resta il suo libro più bello e anche più divertente (un libro di filosofia che diverte, oltre a far pensare, è più unico che raro), per la vena corrosiva del suo pensiero: “Una nuova storia alternativa della filosofia”, rimase un po' male per lo scarso successo di critica ed editoriale che esso stava avendo, ma trascurando forse che i migliori libri, spesso e volentieri, sono quelli che solo un mondo migliore (che sa pensare soprattutto in maniera migliore) riesce apprezzare.
Quando gli feci notare che c'era qualche refuso da correggere mi disse che, in realtà, aveva fatto tutto da solo, come sempre, perché nessuno lo aveva mai aiutato anche solo a correggere certe bozze, ci rimasi molto male e gli offrii pure la mia collaborazione, ma ero arrivato troppo tardi.
Una delle cose più belle che mi avevano colpito dei suoi libri e che gli feci notare, è il fatto che non sono appesantiti da note, e lui mi rispose che quello era il suo stile, discorsivo, graffiante, ironico, meditativo, di quelli che, aggiungo io, hanno il pregio dell'immediatezza e della autenticità.
Sarei tentato di fare ogni tanto qualche citazione filosofica, parlando di lui, e sicuramente di inquadrarlo tra altri grandi filosofi del suo tempo, ma me ne astengo oggi, anzi, me ne trattengo vigorosamente. Perché questo è il momento in cui il dolore prevale sulla filologia, sull'ermeneutica e sulla stessa storia.
Magari altri lo faranno, se non vorranno invece sentire direttamente dalla sua voce la sua storia e le sue riflessioni, come ormai in molti stiamo facendo da tempo, soprattutto grazie ai video mandati in rete da Diego Fusaro e destinati a diventare preziosi documenti storici, o forse magari sarà Diego stesso a scrivere un libro sul “Compagno Costanzo”, dato che lui a chiamarsi così non aveva mai rinunciato, pur in assenza di compagni veri. Tenendo conto che un compagno vero resta sempre quello che si afferma e condivide "il pane" delle sue idee e della sua prassi, non tanto per contrapposizione, ma soprattutto per persuasione e capacità di coinvolgere e testimoniare.  Quando gli chiesi se ci fosse una nuova contrapposizione da sostituire alla vecchia dicotomia: destra-sinistra, lui mi rispose che sì, che oggi essa è rappresentata dalla opposizione al capitalismo e alla riduzione alla forma merce dell'essere umano e della natura. Allora replicai che, in fondo, questa non era una nuova contrapposizione, ma sempre l'antico Aut-Aut tra Socialismo e barbarie, magari oggi, aggiornato in Ecosocialismo o barbarie, dato che il Socialismo del XXI secolo riscopre il suo métron, proprio nel confronto con la limitatezza delle risorse naturali; lo sentii sorridere e rispondermi..."sì, è proprio così, compagno".
Magari di lui si parlerà più dettagliatamente nei convegni che saranno organizzati in futuro, ma adesso no, è meglio il silenzio, è meglio il ricordo dell'affetto provato quando lui diceva: “E sai, pensa che qualcuno mi considera addirittura il più grande filosofo vivente, io che ho sempre cercato di essere solo filosofo, ma non ho mai cercato la grandezza, anche se certe volte fa piacere” Per forza, caro Costanzo, è sempre la grandezza che trova te, non accade mai il contrario, un po' come succede anche con Dio, ovviamente per chi ci crede.
E la grandezza non ha colore, rosso o bruno che sia, né direzione, a destra o a sinistra che si voglia guidare. La grandezza è solo una espansione ed attuazione comunitaria, condivisa fino all'universale di un pensiero, del “tuo” pensiero.
Per cui invitiamo caldamente chi vorrà parlare di Costanzo, che lo apprezzi o no, ad evitare di menzionare colori o direzioni, limitandosi solo a nomi o a concetti.
L'ultima volta che l'ho sentito era come se fosse già molto lontano, gli chiesi una quindicina di giorni fa se poteva ancora scrivere e lui mi rispose senza rammarico ma in maniera secca di no, che aveva ancora la possibilità di rilasciare qualche intervista, ma era già , rispetto alle altre volte in cui ci avevo parlato, come se fosse altrove, interiormente sereno, forte, eppure avvertii anche profondamente distaccato, forse con l'animo già in viaggio..
Per ora non mi riesce di dire altro, dato che la commozione prevale, ma sono contento almeno di non avere appesantito questo mio ricordo con le solite storie retrospettive e comparative che affollano i necrologi. Magari mi esprimerò meglio in seguito..chissà..forse più "filosoficamente"..
Adesso riesco solo a ricordare l'ultima frase del suo ultimo libro:
“L'andare oltre toccherà ad ogni singolo lettore”
Un monito ed una esortazione che vive dentro di noi, ben più di una eredità.
 
PS
Costanzo non usava mai il web, era già fuori dalla caverna globale, fuori dalle ombre telematiche, ma non disdegnava di mandare qualcuno al suo posto per indicare la via d'uscita. Non lo ha fatto personalmente, ed è stato un bene, altrimenti, con ogni probabilità e con la sua sensibilità, ci avrebbe lasciato anche un po' prima..