La «passione durevole» per la Filosofia.
Un bilancio politico e filosofico dell’eredità previana.
Guido Bachetti. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università di
Bologna. Laureando alla magistrale di Scienze Filosofiche nella medesima
Università.
I.Introduzione
Con la morte di Costanzo Preve perdiamo il più grande filosofo italiano
vivente. Questa considerazione principale, per nulla lusinghiera od
emotiva ma figlia di un’analisi oggettiva della decennale opera del
Professore, deve necessariamente essere il punto di partenza per lo
studio di quanto egli ci ha donato come eredità intellettuale. Un
lascito enorme che affonda le sue radici nell’interpretazione
comunitaria dell’antichità filosofica greca, passando per la grande
tradizione idealista tedesca con Fichte, Hegel e Marx.
La notizia della sua dipartita, nonostante fossimo consapevoli che il
maestro aveva problemi di salute, ha preso alla sprovvista tutti i suoi
affezionati lettori, me compreso. Dopo l’incredulità che generalmente
segue le notizie dolorose ed inattese, ho ricordato le parole di
Friedrich Nietzsche nell’Aforisma 125 de La gaia Scienza, pensando che
fossero assolutamente profetiche e calzanti alla storia intellettuale
del filosofo torinese: «[...] A questo punto il folle uomo tacque, e
rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e
lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò
in frantumi e si spense. Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora
il mio tempo. […] Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle
costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere
state compiute, perché siano vedute e ascoltate»i.
Le azioni vogliono tempo per essere comprese, le idee hanno bisogno del
tempo giusto e delle condizioni storiche e sociali adeguate alla loro
piena comprensione. Forse, come si dice in genere per i grandi autori
del passato, Costanzo Preve ha bisogno ancora di tempo per essere
filosoficamente compreso dall’Accademia e soprattutto dagli
Intellettuali, il gruppo dominato della classe dominante, come si
riferiva ad essi riprendendo una definizione del sociologo francese
Bourdieu. Partendo da questa prima considerazione è tristemente
comprensibile come la grande produzione del filosofo piemontese sia
stata, in tutti questi anni, posta talvolta sotto un silenzio studiato
ed essenzialmente ideologico, e talvolta abbandonata all’oblio
dell’indifferenza. Costanzo Preve era consapevole di avere
un’impalcatura filosofica non vendibile, ideologicamente non cooptabile
all’interno di strutture politiche organizzate e gruppi di Potere.
Partiti, Giornali, Università assumono intellettuali che hanno un
Capitale Culturale da vendere sul Mercato, quando questo «bagaglio» è
inutilizzabile, il proprio pensiero «non serve a niente […]. Non serve a
Marchionne ma neppure a Landini»ii – come sosteneva ironicamente il
Professore. Il suo lungo «pellegrinaggio politico» iniziato tra le file
del PCI negli anni Settanta, proseguito in Democrazia Proletaria fino
all’abbandono della Politica militante in senso stretto, deve essere
letto, a mio avviso, alla luce di questa assoluta libertà intellettuale
sempre rivendicata e mai svenduta per logiche estranee all’attività
filosofica.
Ad ogni modo tenendo da parte il commiato di rito ed il dolore che
sempre si accompagna alla morte di un grande maestro, la dipartita di
Costanzo Preve deve servirci soprattutto per strutturare un programma
che tenga conto dell’andamento del Capitalismo internazionale alla luce
della realtà odierna di un mondo multipolare; deve essere un momento di
riflessione per strutturare una proposta efficace alternativa alla
legittimazione, da parte della politica istituzionale, della
Globalizzazione presentata come fenomeno di interdipendenze pacifiche ma
che nasconde, in realtà, l’uniformazione dei processi produttivi, lo
scambio deregolato delle Merci, la libera mobilità del Capitale e della
mano d’opera e la desovranizzazione degli Stati in favore di un dominio
universale dell’Impero statunitense.
Rintracciare i punti centrali della riflessione previana, porre un
accento sulla necessità dell’analisi geopolitica dei fenomeni globali e
riappropriarci filosoficamente di un’idea di Stato Sovrano come luogo
della convivenza pacifica della Comunità, mi paiono dei punti sui quali
poter spendere ora, brevemente, alcune ulteriori precisazioni.
II.Globalizzazione, analisi geopolitica ed Imperialismo.
L’analisi rigorosa della Globalizzazione ritengo debba essere un punto
di partenza imprescindibile se la si intende però come la forma
peculiare dell’Imperialismo statunitense in quest’epoca specifica.
Costanzo Preve, in un articolo scritto «a quattro mani» con Luigi
Tedeschi, rileva l’utilità di una definizione di Globalità proposta da
Bourdieu, utile a porre in evidenza senza molti altri giri di parole, il
fulcro del problema: «La nozione polisemantica di globalizzazione ha
come effetto, se non forse come funzione, di nascondere nell’ecumenismo
culturale o nel fatalismo economicistico gli effetti dell’imperialismo e
di far passare un rapporto transnazionale per una necessità naturale».
In altre parole: non solo la Globalizzazione non è un fenomeno che ha
chiuso le porte ai conflitti imperialistici propri della tragica storia
del Novecento, ma è essa stessa una mutazione dell’Imperialismo ma
adeguata al presente storico. È di fondamentale importanza – aspetto che
non sottovaluta affatto a mio avviso Costanzo Preve – tener presente
che, allo spostamento progressivo di pezzi sempre maggiori di Sovranità
ad organismi sovranazionali privi di alcun controllo democratico, non è
corrisposta la disintegrazione dello Stato come luogo strategico
inserito in un contesto politico e in un territorio ben definito. Se
l’idea assistenziale del Welfare è stata progressivamente abbandonata (e
talvolta rigettata integralmente dai commissariamenti oligarchici del
Governo Monti e del Governo Letta), è bene ricordare che lo Stato non si
tira indietro di fronte alle funzioni diplomatiche, strategiche,
geopolitiche e, in casi eccezionali, dall’avventurismo militare
organizzato e guidato dalla NATO.
Tra le tante indicazioni teoriche prodotte, questo porre l’accento su
questioni specifiche legate al rapporto che passa tra geopolitica e
strategie militarti su scala internazionale, fa di Preve senza ombra di
dubbio uno dei pochi filosofi contemporanei a ritenere lo studio della
Geopolitica strettamente connesso all’analisi filosofica del presente.
«Gli USA sono un impero mondiale, e si muovono in base a pure
considerazioni geopolitiche»iii – dichiarava dopo l’annuncio della
barbara uccisione del Colonnello Gheddafi alle porte di Sirte; martirio
reso possibile da un’operazione militare in campo aperto e non
certamente per l’azione isolata di fantomatici ribelli libici, come ci è
stata raccontata dal circo mediatico televisivo e giornalistico. I
bombardamenti a tappeto sulle città libiche, motivati da non ben
definite invettive umanitarie che non hanno mai trovato alcun riscontro
con i fatti (in linguaggio previano potremmo parlare di demonizzazione
preventiva preliminare al bombardamento etico), servirono esclusivamente
ad allargare il controllo statunitense sul Nord Africa e acquisire la
gestione del ricco suolo libico. In sostanza: una vittoria di Stati
Uniti e Francia ed una doppia sconfitta italiana per aver, in primis,
legittimato impietosamente questa carneficina ed in secundis per aver
combattuto contro interessi strategici nazionali che avremmo dovuto
almeno tutelare non rendendoci coprotagonisti di un’avventura coloniale
in piena regola.
Avere i giusti strumenti teorici per analizzare il presente, significa
anche e soprattutto non trascurare l’analisi dei fattori geopolitici che
innescano l’interventismo umanitario; una mobilitazione che non di rado
stravolge gli equilibri di interi continenti e mette in discussione la
stabilità e la convivenza pacifica dei popoli in molte zone del mondo (e
ciò che accade oggi in Libia, a due anni dalla morte di Gheddafi, è un
limpido esempio di quanto certi stravolgimenti seguano logiche
totalmente autonome ed estranee alle nostre «pretese democratiche»). È
importante, a mio avviso, tenere presente questo ruolo primario che
assume la Geopolitica nel complesso pensiero di Preve.
Assumendo queste coordinate di partenza, la resistenza del popolo
siriano in favore del legittimo governo di Assad, la peculiare via al
Socialismo intrapresa dal benemerito e compianto Chavez in Venezuela,
l’Antimperialismo dell’Iran felicemente incarnato nei mandati
presidenziali di Ahmadinejād, sono scelte strategiche da difendere e che
devono essere assunte a paradigma di riferimento per opporci
concretamente alle forme più aggressive che assume l’Imperialismo,
talvolta celate dal gigantesco apparato massmediatico embedded.
III.Individui e Comunità.
Ultima questione che vorrei porre in evidenza del complesso dottrinale
di Costanzo Preve e che a mio avviso deve servirci come linea guida
verso un impegno che sia al contempo politico e filosofico, è quella
relativa all’opposizione ferrea alle derive individualiste nella sfera
personale. Come fa notare Preve «l’avvento della Globalizzazione ha
generato un individualismo egoista dagli orizzonti sempre più
ristretti», situazione favorita, a mio avviso, dalla gestione politica
volta alla disgregazione del Welfare. L’introduzione del lavoro precario
e la flessibilità, infatti, gettano l’essere umano in una condizione di
perpetua incertezza ed insicurezza. Si deteriorano le fondamenta sulle
quali sono stati edificati gli Stati nel Novecento, e con esse anche la
stabilità dei rapporti umani (problema ampiamente affrontato dal
sociologo Zygmunt Bauman introducendo il concetto di «liquidità»).
A questa situazione dominata dall’incertezza, Preve oppone come ricetta
che si è costituita, soprattutto nei suoi ultimi anni di impegno
filosofico, sopra una rilettura della prospettiva filosofica
Comunitaria. È evidente come questa strada sia stata intrapresa da Preve
nella speranza che qualcun altro potesse portarla avanti dopo i suoi
preliminari studi. «Sarei allora già contento che fosse un buon saggio
“battistrada” di futuri lavori che si muovessero in questa direzione
[…]»iv – scrive infatti in Elogio al Comunitarismo.
Gli ultimi anni di Preve, culminati nell’imponente opera di revisione
filosofica Una nuova storia alternativa della Filosofia, possono essere
riletti alla luce del tentativo di ricostruzione dell’intera tradizione
filosofica occidentale sulle base della categoria di Comunità. I
presocratici e le loro dottrine, sarebbero quindi tutti momenti
particolari di un unico grande problema, quello del ristabilimento del
fondamento della Comunità, culminato nella tradizione greca con
Aristotele che ripropone una visione comunitaristica della convivenza
umana, quella dell’uomo misura di tutte le cose, ma essenzialmente
comunitario e capace di linguaggio, azione, e capacità di calcolo
(rispettivamente politikòn zoon e zoon logon echon). Il nucleo del
comunitarismo previano verte, inoltre, sulla figura centrale del Marx
filosofo (non ridotto a mero economicismo, ma riletto alla luce della
grande tradizione idealistica tedesca). Nel Marx di Costanzo Preve,
lontano anni luce da qualsiasi ortodossia politica od ideologica,
troviamo il tentativo di perseguire il sogno di una «Comunità ideale» in
grado di cancellare l’alienazione che rende impossibile all’essere
umano il raggiungimento della propria natura libera e creatrice. Questa
liberazione è possibile a patto che si combattano le derive
individualistiche delle Democrazie globalizzate e le «malattie» di forme
deviate di Comunità (la forma collettivista burocratizzata, lo
statalismo basato sulla componente etnica e lo statalismo nazionalista).
Si deve combattere per l’affermazione di uno Stato sovrano sulle proprie
decisioni politiche, che sia al contempo Comunità di persone che si
riconoscono in una Tradizione, in una Lingua ed in una Cultura comune da
tramandare. È evidente come questa rifondazione sia al contempo
politica ma soprattutto antropologica.
A mio avviso ci dobbiamo porre nella condizione di poter dare risposte a
questa sfida e ad alcuni degli interrogativi che rimangono senza
risposta nel complesso filosofico previano; consapevolezza che, tutto
sommato, era dell’autore stesso. Andare sino in fondo, «andare oltre»
toccherà ad ognuno di noi, «ad ogni singolo lettore».
i Grande Antologia Filosofica, 1976, vol. XXV.
ii Intervista di Maestri&Compagni sull’endiade Filosofia/Capitalismo.
iii Costanzo Preve, in EURASIA, rivista di studi geopolitici, Brevi considerazioni dopo la morte di Muammar Gheddafi, 2011
iv Costanzo Preve, Elogio del Comunitarismo.
v Costanzo Preve, Una nuova storia alternativa della Filosofia, p. 517, 2013.
http://www.statopotenza.eu/9588/la-passione-durevole-per-la-filosofia