martedì 17 dicembre 2013




Giovanni Donaudi

"Ho accolto con smarrimento la notizia della scomparsa di COSTANZO PREVE, filosofo neo-marxista ed esponente di un modo di pensare molto isolato e al di fuori di schemi e dicotomie ormai superate.
Era nato a Valenza Po in provincia di Alessandria nel 1943, aveva perciò da poco compiuto i 70 anni. Purtroppo non avevo mai avuto occasione di andarlo a trovare per discutere di persona (cosa che ci eravamo tante volte ripromessi reciprocamente), ma ci eravamo spesso incontrati in diverse conferenze e dibattiti (la prima volta nel '95 al C.S.A. "Isabella" di Torino, quando ancora in tale area non si era giunti ancora al demenziale settarismo da "ecce bombi" di questi ultimi anni).
Avevo letto suoi interventi su "La Lente di Marx" (la bella rivista di Claudio Moffa) che gli costarono la gratuita accusa di "antisemitismo" da parte della "Torino perbenista/azionista/ agnellesca/savoiarda" più che "marxista").
Costanzo non rinnegò mai il Marxismo (anche se di esso dava un'interpretazione più idealistico-hegeliana che non rozzamente materialistica), ma voleva confrontarsi un po' con tutte le "campane" e ciò lo portò a incontrarsi con intellettuali provenienti dalla c.d. "nuova destra" e a collaborare (pur mantenendo intatta la sua posizione ideologica) con alcune delle loro riviste.
Nulla di nuovo, in fondo. Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia ed ex militante di Potere Operaio, lo aveva già fatto nel 1982 e dieci anni dopo era stato il caso di Alexander Langer dei Verdi (purtroppo morto suicida qualche anno dopo).
E' stata una grave perdita per chi vuole veramente contestare il capitalismo finanziario attuale (non più espressione della classe borghese storica, ma più concretamente "post- borghese & post- proletario").
C'era un' affluenza molto eterodossa al suo funerale, nella chiesa della Crocetta a Torino (Costanzo non era credente, ma con una strana operazione intellettuale, pur senza convertirsi, aveva chiesto il funerale religioso greco- ortodosso (la religione che era stata di sua madre), cosa che non si è potuta attuare, in quanto non era stato battezzato in quella chiesa), da intellettuali provenienti dalla destra a filo- mussulmani italiani, da comunitaristi ai vecchi compagni di Democrazia Proletaria (partito in cui Preve era stato per breve tempo nel Direttorio Nazionale con Luigi Vinci e Giovanni Russo Spena, prima che, l'opportunismo italiota di Mario Capanna mettesse in scena l' emerita pagliacciata dei "Verdi Arcobaleno" , col risultato di spaccare un partito gauchista che avrebbe costituito una reale alternativa al $i$tema), dal pacifista e non-violento integrale (ma pacifista vero! anche quando si tratta di guerre "umanitarie") ed ex prete Enrico Peyretti agli anarchici Cosimo Scarinzi (unico della F.A.I. di corso Palermo ad essere presente) e il nostro amico e collaboratore casalese Pier Luigi Verrua.
Alla Famiglia Preve i nostri più sinceri messaggi di cordoglio e di solidarietà." 
 

lunedì 16 dicembre 2013

In morte di Costanzo Preve.



ARMANDO ERMINI

(14 aprile 1943 — 23 novembre 2013).
Dopo Pietro Barcellona è scomparso Costanzo Preve, un altro dei rari eretici di sinistra. Rari perché pensanti e indisponibili ad appiattirsi sui desolanti luoghi comuni che infestano quell’area politica che, nell’ansia di essere l’autentica interprete della modernità, ha finito per far propri schemi di pensiero e concetti interamente funzionali, perché da esso sgorgati in piena coerenza logica, all’antico nemico di un tempo, il Capitale. Costanzo Preve, grande estimatore di Hegel, si definiva comunista comunitarista, e credo che proprio la riscoperta da sinistra del concetto di comunità, abbandonato da tempo perché n odore di oscurantismo reazionario, sia stato un suo grande merito. Non è questa la sede per analizzare, anche criticamente per certi aspetti, il suo pensiero. Credo che Il Covile avrà modo e tempo di farlo in un prossimo futuro. In questa sede mi limito a sottolineare una cosa che lo accomunava fortemente a Barcellona. Atei e marxisti, avevano però entrambi compreso che la distruzione scientificamente attuata di ogni struttura sociale e culturale tradizionale e di ogni idea di trascendenza, non era affatto il presupposto necessario, come invece pensava Karl Marx, per l’avvento di una società di uomini liberi. Al contrario, erano proprio quei variopinti legami personali, così definiti da Marx nei Grundrisse, e quelle sovrastrutture culturali e religiose atte a mascherare l’essenza dei rapporti umani la cui distruzione era da lui ascritta a merito oggettivo della borghesia, a contenere, sia pure depurati e corretti da alcuni aspetti tendenzialmente totalizzanti, le potenzialità di una società nella quale la libertà dell’individuo non degradi rapidamente in individualismo egotico. Individualismo a cui, sul lato pubblico, corrisponde necessariamente e logicamente lo Stato leviatano, impersonale macchina burocratica e totalitaria (oltre la foglia di fico di procedure formalmente democratiche) che, pretendendo di sostituirsi alle forme spontanee di aggregazione dei cittadini ed alle loro iniziative, finisce per soffocare la società civile. Come una cura sbagliata o eccessiva finisce per uccidere il paziente, così il risultato di tale distruzione e il degrado dei rapporti umani e la loro mercificazione totale dissimulata da parole altisonanti come i “diritti umani” etc. Per questo, tanto per Preve quanto per Barcellona, il Sacro e l’atteggiamento religioso, e quindi anche la loro espressione per cosi dire istituzionale, ossia la Chiesa (o le Chiese), non sono nemici del popolo e della sua libertà ma possono al contrario esserne preziosi alleati. Tanto è bastato ai progressisti politically correct dominanti nelle strutture culturali, a decretare una pluridecennale conventio ad excludendum per il filosofo torinese, con ciò dimostrando la subalternità del loro pensiero.


il Covile

venerdì 13 dicembre 2013

HOMMAGE A COSTANZO PREVE

 

 Yves Branca   


Les funérailles de Costanzo Preve ont été célébrées le jeudi 28 novembre, à 10 heures, dans l’église paroissiale de la Bienheureuse Vierge des Grâces de Turin, Corso Einaudi, selon le rite orthodoxe grec, comme il l’avait demandé.

Le 30 novembre, Eugenio Orso m’a écrit :

« C’est une perte irrémédiable pour le monde de l’anticapitalisme, de l’éthique communautaire, et pour le monde de la philosophie, et non seulement de la philosophie sociale.
J’ai une dette inépuisable à son égard, et dont je ne pourrai jamais m’acquitter, pour tout ce que Costanzo m’a enseigné dans les années où je l’ai connu. A lui s’applique ce qu’a dit Bernard de Chartres, au XIIe siècle :
 « ….nos esse quasi nanos, gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvenimur et extollimur magnitudine gigantea. » (…que nous sommes comme des nains juchés sur les épaules de géants |[les Anciens], de telle sorte que nous puissions voir plus de choses et de plus éloignées que n’en voyaient ces derniers. Et cela, non point parce que notre vue serait puissante ou notre taille avantageuse, mais parce que nous sommes portés et exhaussés par la haute stature de ces géants.)
Les quelques-uns qui comme nous, en Italie, ont eu le privilège d’avoir un tel Maître, d’avoir joui du trésor inestimable de ses enseignements, savent bien comme, juché sur les épaules des géants, on peut regarder plus avant, et apercevoir dans les lointains des temps nouveaux, et une nouvelle société humaine. ….. »
Pendant une trop courte semaine d’avril 2010, j’ai eu l’honneur d’être en quelque sorte la canne de Costanzo Preve à Paris, lors de son dernier voyage en ce monde. Je dis « sa canne », tout simplement parce qu’il ne pouvait déjà presque plus marcher sans aide.
Nous avions déjà correspondu par lettres, et je l’avais traduit ; j’ai continué, mais après cette semaine de 2010, et jusqu’à la fin, nous nous appelions au téléphone, en moyenne, deux ou trois fois par mois.
Je peux donc m’associer entièrement et fraternellement à ce que m’a écrit Eugenio Orso. Ses paroles, je me permets de les faire miennes.
Adieu, cher Costanzo .

mercoledì 11 dicembre 2013

    Convegno "La fatica del concetto" su Costanzo Preve
 
 
 
  Piotr Zygulski
 
 A tutti i partecipanti al convegno “La fatica del concetto. Incontro per un dialogo  filosofico”, Università di Bologna, venerdì 6 dicembre 2013
 
 Carissimi compagni e amici, buonasera. Purtroppo mi è impossibile partecipare fisicamente a questo convegno, ma sta molto a cuore portarvi i miei saluti in occasione del primo incontro che si svolge in una Università sul pensiero di quello che è stato forse il più grande filosofo degli ultimi tempi, Costanzo Preve, che purtroppo una decina di giorni fa ci ha lasciato. Ringrazio, in primis,  Filippo Palazzini Finetti, l’entusiasta organizzatore dell’appuntamento, Gennaro Scala, Stefano Sissa, Diego Melegari, Fabrizio Capoccetti e tutti coloro che interverranno. Sapete, oltre ad essere legato con Costanzo Preve dal punto di vista filosofico, lo ero anche dal punto di vista umano ed emotivo, quindi non voglio nascondervi i miei sentimenti di immensa riconoscenza per quest’uomo che, nel mostrarci una prospettiva differente di guardare le cose, ha sempre dedicato a noi tutta la sua passione durevole.
E “passione durevole della filosofia” – mutuato dalla “passione durevole dell’anticapitalismo” di
lucacciana memoria – è il titolo saggio che a lui ho dedicato lo scorso anno e che cerca di fornire una sintesi complessiva del suo pensiero. A partire da una  
 
1. Interpretazione sensata della storia del pensiero occidentale, con la deduzione sociale delle categorie del pensiero e con la proposta di nuova ontologia dell’essere sociale che possa difendere il valore e rivendicare l’autonomia della verità filosofica (che si identifica nella natura umana) contro qualsivoglia riduzionismo, relativismo e nichilismo. Tra le varie peculiarità del pensiero previano emerge la figura di Karl Marx inteso come idealista (ossia come filosofo della trasformabilità dell’orizzonte sociale).
 
2.Sulla scia delle riflessioni di Marx, ma anche da quelle di altri filosofi, innanzitutto Hegel, Costanzo Preve giunge ad una analisi critica della totalità capitalistica, specialmente in questa fase individuata filo
soficamente come “fase speculativa”, post-borghese e post-proletaria. Borghesia e capitalismo, infatti, vengono opportunamente distinti. La critica previana si estende a tutti gli aspetti connessi e di legittimazione, dall’imperialismo americano al “clero intellettuale” politicamente corretto, che Costanzo Preve ha saputo sfidare in varie occasioni con coraggio, scontando per questo motivo un notevole isolamento dal dibattito filosofico.  
 
3.Infine evidenzierei  un pars costruens basata sulla prospettiva di un comunismo comunitario, che costituisce una correzione del comunismo non solo democratica, ma innanzitutto umanistica. Il comunismo non è quindi inteso come lo sbocco inevitabile di una storia linearmente e teleologicamente orientata, e neppure è concepito aleatorio come la caduta di un meteorite, ma il comunitarismo è invece idealisticamente considerato come potenziale, in senso aristotelico. Si tratta quindi di pensarlo come potenzialità ontologica conforme all’idea dell’Universale Uomo, quindi anche al Bene e al Vero. Un pensiero così ampio e totale – Costanzo Preve era un filosofo totale –  è esposto inevitabilmente al rischio di riduzionismi, con letture che lo comprimono o politologicamente, o sociologisticamente, oppure
in modo meramente “filosofico”, ma in “senso stretto”. Ovviamente i punti di vista sono innumerevoli, tant’è vero che ogni “previano” ha intrapreso una strada che lo differenzia dagli altri; certo è importante analizzare in modo filologicamente accurato anche i singoli dettagli del suo pensiero – l’università è forse il luogo più adatto ove fare filologia – ma mi associo all’amico Alessandro Volpe nell’invitarvi
 a non perdere di vista la sintesi, che era quella che stava maggiormente a cuore a Costanzo Preve. Detto questo, spero di poter venire presto a Bologna per continuare la discussione. Nel frattempo vi porgo i miei migliori auguri: buon lavoro! 

domenica 8 dicembre 2013


La «passione durevole» per la Filosofia.
Un bilancio politico e filosofico dell’eredità previana.

Guido Bachetti. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna. Laureando alla magistrale di Scienze Filosofiche nella medesima Università.

Costanzo-Preve 

I.Introduzione
Con la morte di Costanzo Preve perdiamo il più grande filosofo italiano vivente. Questa considerazione principale, per nulla lusinghiera od emotiva ma figlia di un’analisi oggettiva della decennale opera del Professore, deve necessariamente essere il punto di partenza per lo studio di quanto egli ci ha donato come eredità intellettuale. Un lascito enorme che affonda le sue radici nell’interpretazione comunitaria dell’antichità filosofica greca, passando per la grande tradizione idealista tedesca con Fichte, Hegel e Marx.
La notizia della sua dipartita, nonostante fossimo consapevoli che il maestro aveva problemi di salute, ha preso alla sprovvista tutti i suoi affezionati lettori, me compreso. Dopo l’incredulità che generalmente segue le notizie dolorose ed inattese, ho ricordato le parole di Friedrich Nietzsche nell’Aforisma 125 de La gaia Scienza, pensando che fossero assolutamente profetiche e calzanti alla storia intellettuale del filosofo torinese: «[...] A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. […] Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate»i.
Le azioni vogliono tempo per essere comprese, le idee hanno bisogno del tempo giusto e delle condizioni storiche e sociali adeguate alla loro piena comprensione. Forse, come si dice in genere per i grandi autori del passato, Costanzo Preve ha bisogno ancora di tempo per essere filosoficamente compreso dall’Accademia e soprattutto dagli Intellettuali, il gruppo dominato della classe dominante, come si riferiva ad essi riprendendo una definizione del sociologo francese Bourdieu. Partendo da questa prima considerazione è tristemente comprensibile come la grande produzione del filosofo piemontese sia stata, in tutti questi anni, posta talvolta sotto un silenzio studiato ed essenzialmente ideologico, e talvolta abbandonata all’oblio dell’indifferenza. Costanzo Preve era consapevole di avere un’impalcatura filosofica non vendibile, ideologicamente non cooptabile all’interno di strutture politiche organizzate e gruppi di Potere. Partiti, Giornali, Università assumono intellettuali che hanno un Capitale Culturale da vendere sul Mercato, quando questo «bagaglio» è inutilizzabile, il proprio pensiero «non serve a niente […]. Non serve a Marchionne ma neppure a Landini»ii – come sosteneva ironicamente il Professore. Il suo lungo «pellegrinaggio politico» iniziato tra le file del PCI negli anni Settanta, proseguito in Democrazia Proletaria fino all’abbandono della Politica militante in senso stretto, deve essere letto, a mio avviso, alla luce di questa assoluta libertà intellettuale sempre rivendicata e mai svenduta per logiche estranee all’attività filosofica.
Ad ogni modo tenendo da parte il commiato di rito ed il dolore che sempre si accompagna alla morte di un grande maestro, la dipartita di Costanzo Preve deve servirci soprattutto per strutturare un programma che tenga conto dell’andamento del Capitalismo internazionale alla luce della realtà odierna di un mondo multipolare; deve essere un momento di riflessione per strutturare una proposta efficace alternativa alla legittimazione, da parte della politica istituzionale, della Globalizzazione presentata come fenomeno di interdipendenze pacifiche ma che nasconde, in realtà, l’uniformazione dei processi produttivi, lo scambio deregolato delle Merci, la libera mobilità del Capitale e della mano d’opera e la desovranizzazione degli Stati in favore di un dominio universale dell’Impero statunitense.
Rintracciare i punti centrali della riflessione previana, porre un accento sulla necessità dell’analisi geopolitica dei fenomeni globali e riappropriarci filosoficamente di un’idea di Stato Sovrano come luogo della convivenza pacifica della Comunità, mi paiono dei punti sui quali poter spendere ora, brevemente, alcune ulteriori precisazioni.

II.Globalizzazione, analisi geopolitica ed Imperialismo.
L’analisi rigorosa della Globalizzazione ritengo debba essere un punto di partenza imprescindibile se la si intende però come la forma peculiare dell’Imperialismo statunitense in quest’epoca specifica. Costanzo Preve, in un articolo scritto «a quattro mani» con Luigi Tedeschi, rileva l’utilità di una definizione di Globalità proposta da Bourdieu, utile a porre in evidenza senza molti altri giri di parole, il fulcro del problema: «La nozione polisemantica di globalizzazione ha come effetto, se non forse come funzione, di nascondere nell’ecumenismo culturale o nel fatalismo economicistico gli effetti dell’imperialismo e di far passare un rapporto transnazionale per una necessità naturale». In altre parole: non solo la Globalizzazione non è un fenomeno che ha chiuso le porte ai conflitti imperialistici propri della tragica storia del Novecento, ma è essa stessa una mutazione dell’Imperialismo ma  adeguata al presente storico. È di fondamentale importanza – aspetto che non sottovaluta affatto a mio avviso Costanzo Preve – tener presente che, allo spostamento progressivo di pezzi sempre maggiori di Sovranità ad organismi sovranazionali privi di alcun controllo democratico, non è corrisposta la disintegrazione dello Stato come luogo strategico inserito in un contesto politico e in un territorio ben definito. Se l’idea assistenziale del Welfare è stata progressivamente abbandonata (e talvolta rigettata integralmente dai commissariamenti oligarchici del Governo Monti e del Governo Letta), è bene ricordare che lo Stato non si tira indietro di fronte alle  funzioni diplomatiche, strategiche, geopolitiche e, in casi eccezionali, dall’avventurismo militare organizzato e guidato dalla NATO.
Tra le tante indicazioni teoriche prodotte, questo porre l’accento su questioni specifiche legate al rapporto che passa tra geopolitica e strategie militarti su scala internazionale, fa di Preve senza ombra di dubbio uno dei pochi filosofi contemporanei a ritenere lo studio della Geopolitica strettamente connesso all’analisi filosofica del presente. «Gli USA sono un impero mondiale, e si muovono in base a pure considerazioni geopolitiche»iii – dichiarava dopo l’annuncio della barbara uccisione del Colonnello Gheddafi alle porte di Sirte; martirio reso possibile da un’operazione militare in campo aperto e non certamente per l’azione isolata di fantomatici ribelli libici, come ci è stata raccontata dal circo mediatico televisivo e giornalistico. I bombardamenti a tappeto sulle città libiche, motivati da non ben definite invettive umanitarie che non hanno mai trovato alcun riscontro con i fatti (in linguaggio previano potremmo parlare di demonizzazione preventiva preliminare al bombardamento etico), servirono esclusivamente ad allargare il controllo statunitense sul Nord Africa e acquisire la gestione del ricco suolo libico. In sostanza: una vittoria di Stati Uniti e Francia ed una doppia sconfitta italiana per aver, in primis, legittimato impietosamente questa carneficina ed in secundis per aver combattuto contro interessi strategici nazionali che avremmo dovuto almeno tutelare non rendendoci coprotagonisti di un’avventura coloniale in piena regola.
Avere i giusti strumenti teorici per analizzare il presente, significa anche e soprattutto non trascurare l’analisi dei fattori geopolitici che innescano l’interventismo umanitario; una mobilitazione che non di rado stravolge gli equilibri di interi continenti e mette in discussione la stabilità e la convivenza pacifica dei popoli in molte zone del mondo (e ciò che accade oggi in Libia, a due anni dalla morte di Gheddafi, è un limpido esempio di quanto certi stravolgimenti seguano logiche totalmente autonome ed estranee alle nostre «pretese democratiche»). È importante, a mio avviso, tenere presente questo ruolo primario che assume la Geopolitica nel complesso pensiero di Preve.
Assumendo queste coordinate di partenza, la resistenza del popolo siriano in favore del legittimo governo di Assad, la peculiare via al Socialismo intrapresa dal benemerito e compianto Chavez in Venezuela, l’Antimperialismo dell’Iran felicemente incarnato nei mandati presidenziali di Ahmadinejād, sono scelte strategiche da difendere e che devono essere assunte a paradigma di riferimento per opporci concretamente alle forme più aggressive che assume l’Imperialismo, talvolta celate dal gigantesco apparato massmediatico embedded.

III.Individui e Comunità.
Ultima questione che vorrei porre in evidenza del complesso dottrinale di Costanzo Preve e che a mio avviso deve servirci come linea guida verso un impegno che sia al contempo politico e filosofico, è quella relativa all’opposizione ferrea alle derive individualiste nella sfera personale. Come fa notare Preve «l’avvento della Globalizzazione ha generato un individualismo egoista dagli orizzonti sempre più ristretti», situazione favorita, a mio avviso, dalla gestione politica volta alla disgregazione del Welfare. L’introduzione del lavoro precario e la flessibilità, infatti, gettano l’essere umano in una condizione di perpetua incertezza ed insicurezza. Si deteriorano le fondamenta sulle quali sono stati edificati gli Stati nel Novecento, e con esse anche la stabilità dei rapporti umani (problema ampiamente affrontato dal sociologo Zygmunt Bauman introducendo il concetto di «liquidità»).
A questa situazione dominata dall’incertezza, Preve oppone come ricetta che si è costituita, soprattutto nei suoi ultimi anni di impegno filosofico, sopra una rilettura della prospettiva filosofica Comunitaria. È evidente come questa strada sia stata intrapresa da Preve nella speranza che qualcun altro potesse portarla avanti dopo i suoi preliminari studi. «Sarei allora già contento che fosse un buon saggio “battistrada” di futuri lavori che si muovessero in questa direzione […]»iv – scrive infatti in Elogio al Comunitarismo.
Gli ultimi anni di Preve, culminati nell’imponente opera di revisione filosofica Una nuova storia alternativa della Filosofia, possono essere riletti alla luce del tentativo di ricostruzione dell’intera tradizione filosofica occidentale sulle base della categoria di Comunità. I presocratici e le loro dottrine, sarebbero quindi tutti momenti particolari di un unico grande problema, quello del ristabilimento del fondamento della Comunità, culminato nella tradizione greca con Aristotele che ripropone una visione comunitaristica della convivenza umana, quella dell’uomo misura di tutte le cose, ma essenzialmente comunitario e capace di linguaggio, azione, e capacità di calcolo (rispettivamente politikòn zoon e zoon logon echon). Il nucleo del comunitarismo previano verte, inoltre, sulla figura centrale del Marx filosofo (non ridotto a mero economicismo, ma riletto alla luce della grande tradizione idealistica tedesca). Nel Marx di Costanzo Preve, lontano anni luce da qualsiasi ortodossia politica od ideologica, troviamo il tentativo di perseguire il sogno di una «Comunità ideale» in grado di cancellare l’alienazione che rende impossibile all’essere umano il raggiungimento della propria natura libera e creatrice. Questa liberazione è possibile a patto che si combattano le derive individualistiche delle Democrazie globalizzate e le «malattie» di forme deviate di Comunità (la forma collettivista burocratizzata, lo statalismo basato sulla componente etnica e lo statalismo nazionalista).
Si deve combattere per l’affermazione di uno Stato sovrano sulle proprie decisioni politiche, che sia al contempo Comunità di persone che si riconoscono in una Tradizione, in una Lingua ed in una Cultura comune da tramandare. È evidente come questa rifondazione sia al contempo politica ma soprattutto antropologica.
A mio avviso ci dobbiamo porre nella condizione di poter dare risposte a questa sfida e ad alcuni degli interrogativi che rimangono senza risposta nel complesso filosofico previano; consapevolezza che, tutto sommato, era dell’autore stesso. Andare sino in fondo, «andare oltre» toccherà ad ognuno di noi, «ad ogni singolo lettore».
i Grande Antologia Filosofica, 1976, vol. XXV.
ii Intervista di Maestri&Compagni sull’endiade Filosofia/Capitalismo.
iii Costanzo Preve, in EURASIA, rivista di studi geopolitici, Brevi considerazioni dopo la morte di Muammar Gheddafi, 2011
iv Costanzo Preve, Elogio del Comunitarismo.
v  Costanzo Preve, Una nuova storia alternativa della Filosofia, p. 517, 2013.

 http://www.statopotenza.eu/9588/la-passione-durevole-per-la-filosofia

venerdì 6 dicembre 2013

VILA I FRID, COSTANZO PREVE



 
Den italienske marxisten Costanzo Preve representerade på många sätt det goda och fruktbara i den marxska idétraditionen, och visade hur det kunde utvecklas i en riktning förenlig med eurasianism och kommunitarism. Preve fokuserade på arvet från antika filosofer och Hegel hos Marx, och vände sig mot idealiseringen av 1968 och fixeringen vid en alltmer föråldrad distinktion mellan ”höger” och ”vänster”. En logisk följd av detta var att han saknade ”beröringsångesten” hos många andra marxister, och inte hade några problem med intellektuella samarbeten med bland annat Claudio Mutti och Alain de Benoist. För den socialist som rör sig i riktning bort från Mona Sahlins tänkande och närmare den fjärde position som skisserats av bland annat Dugin och de Benoist är Preves tänkande intellektuellt sprängstoft, även många i den radikala högern har haft stort utbyte av det.

"He was an excellent Italian Marxist intellectual with a positive attitude to eurasianism and 4PT. Great loss. Constanzo Preve? – Presente! " Alexander Dugin

Preve gick bort den 23 november i år, men för den som är intresserad av hans intellektuella arv finns det mycket av värde på internet. En hel del av det är på italienska men det finns idag översättningsverktyg på internet som gör att detta inte är något egentligt hinder. [...]

Miguel Martinez betonar i en artikel om den nyligen bortgångne tänkaren att han var en sann borghese, alltså en borgare. Men då på samma sätt som Mozart och Goethe var borgare, och Berlusconi inte är det. Det är kort sagt ett klassiskt bildningsideal som avses. Martinez noterar också hur Preve inte var en del av den officiella radikala vänstern i Italien, och hur hans val av en kyrklig begravning var en symbolisk bekräftelse av det. [...]

" Truly he was a man beyond his time and one of the last true philosophers of the continental Europe." - Eurocontinentalism

Av intresse är även Andrea Virgas artikel om Preve, där han fokuserar på den kommunitaristiska sidan i hans tänkande. Denna sida förbinder honom uttryckligen med en längre europeisk tradition som går tillbaka åtminstone till de gamla grekerna, och hans förening av kommunitarism och kommunism gör honom till en originell och intressant tänkare. [...]

Europa och den marxistiska idétraditionen har förlorat en kreativ och värdefull tänkare, men mycket tyder på att hans tankar kommer att leva kvar och inspirera nya generationer.


Oskorei, Identitär Indo-Europeisk Traditionalist

  Costanzo Preve è mancato

 

 Enrico Vigna

Con queste poche righe riteniamo doveroso ricordare la figura e l’impegno di Preve, un uomo e un intellettuale sempre coerente e fermo nelle sue idee e nelle battaglie a fianco dei popoli aggrediti.
Per noi legati alla battaglia per la verità e la giustizia per la Jugoslavia, egli è stato sempre ed inequivocabilmente al nostro fianco dal primo giorno, dalla prima ora dell’aggressione. Un ricordo personale è legato in particolare al “Tribunale R. Clark per i Crimini di guerra della NATO in Jugoslavia” ed alla costituzione del Comitato Italiano per la Difesa di Slobodan Milosevic, che in perfetta solitudine costituimmo con Fulvio Grimaldi, Aldo Bernardini ed il sottoscritto. Si era nel 2001, e pochi erano gli intellettuali e studiosi che si sbilanciavano in modo aperto e senza timori su temi così “ politicamente non corretti ” ; ebbene quando personalmente telefonai per contattare Preve, non ci fu un solo secondo di esitazione, non volle nemmeno avere prima il testo dello statuto, mi disse: “ Per una battaglia di questo genere, io ci sono comunque…Aderisco! ”. E da quel momento in tutte le serate, iniziative, conferenze Costanzo c’era, con la sua persona, con la sua altissima dialettica, la sua lucidità di denuncia; con il suo “ Bombardamento etico”, un testo che chiunque intende affrontare il nodo delle guerre dovrebbe avere in tasca  e nella testa. E’ stato per noi non solo un aiuto, ma qualcosa di più, che i fautori delle “guerre umanitarie”, delle aggressioni ai popoli, non avevano.
Ancora pochi mesi fa, l’ultima volta che lo vidi, nonostante fossero chiari i problemi di salute e la stanchezza, chiedeva, si informava sulla situazione nei Balcani, in Kosovo.
Per noi che da ventidue lunghi anni ci battiamo e solidarizziamo con i popoli aggrediti della Jugoslavia, così come dell’Iraq, della Libia ed oggi della Siria,        Costanzo Preve ci mancherà.

Enrico Vigna per Associazione SOS Yugoslavia-Kosovo Metohija e Forum Belgrado Italia
24 Novembre 2013